Il ruolo dello
Psicologo Giuridico
Il ruolo dello
Psicologo Giuridico, fino a poco tempo fa quasi esclusivamente limitato al
campo minorile, così come il ruolo dello Psichiatra era limitato alla determinazione della responsabilità adulta in
caso di reato penale (capacità di intendere e di volere) e alla interdizione,
è oggi invece contemplato per tutta una serie di situazioni giuridiche
che includono i problemi della tutela dell’integrità psicologica individuale (vedi
anche la questione del danno psicologico equiparato al danno biologico),
della salvaguardia delle condizioni più idonee per lo sviluppo psicofisico del
minore (diritto di famiglia, affidamento, adozione ecc.), della
rieducazione e della risocializzazione (Ordinamento penitenziario).
Numerose
sono in tal senso le innovazioni introdotte di recente nello Ordinamento
Giuridico del nostro Paese che vanno, per quanto ci riguarda, anche nella
direzione di una rivalutazione delle
competenze psicologiche.
Questo
è avvenuto per diverse ragioni, sia
socio-politiche, sia dovute allo sviluppo della conoscenza delle
strutture mentali:
a) In primo luogo, le spinte sociali a
riservare, da parte dello Stato, una maggiore
attenzione e tutela alla Età Evolutiva e al Contesto Familiare (al punto da
creare un apposito “Ministero della famiglia”), hanno riportato alla revisione
di strutture, leggi e programmi, per una più efficace salvaguardia dell’integrità familiare, sia
nel senso della difesa della sua
“autenticità” (Legge sul divorzio), sia nel senso della protezione dei suoi
membri (tutela del diritto alla libera maternità che ha dato luogo alla
battaglia d’opinioni attorno alla opportunità di legalizzare o meno
l’aborto, pari dignità uomo-donna,
protezione del minore ecc.), sia infine nel senso del rispetto della dignità
della persona, anche se trattasi di colpevole di reato penale (Nuovo
Ordinamento Penitenziario).
b) In secondo luogo il concetto di
malattia mentale ha incluso sempre più una eziologia psichica e
psicodinamica, anche per disturbi mentali
tradizionalmente imputati a vicende organiche o traumatiche (ipotesi organicistica non del tutto superata), di
competenza medica. Questo permette di ancorare concetti come maturità e
responsabilità a più adeguati criteri di
diagnostica differenziale. Inoltre le conoscenze intorno alle dinamiche
intrapsichiche e relazionali sono ormai utilizzate ampiamente all’interno di
ogni progetto istituzionale di intervento sociale.
c) Infine la presa in carico del
problema della prevenzione sta diventando sempre più urgente, dato il
dilagare della delinquenza minorile e del problema della droga, e anche per
la recrudescenza degli atti di violenza, in primo luogo quelli sessuali. A
questo proposito si riscontra un aumento degli gli atti di vandalismo e di
violenza gratuiti (atti delinquenziali
non seguiti da furto o da
rapina); fatto, questo, che pone l’accento sull’aspetto sadico e quindi
psicopatologico dell’atto criminoso, piuttosto che sulle sue correlazioni con
la povertà, col disagio ambientale o col
perseguimento di un facile arricchimento.
Di
conseguenza, il legislatore ha egli stesso attribuito dignità di “funzione
sociale scientificamente fondata”, alla Psicologia in generale e
alla Psicologia Clinica in particolare; sia contemplando nella normativa
più ampie possibilità applicative della stessa a tutto vantaggio di una
maggiore equità delle decisioni
giuridiche, sia disciplinando la professione dello Psicologo.
L’area
del Diritto di famiglia e della tutela del minore, le leggi che riguardano il Processo
Minorile, gli aggiornamenti in tal senso dei Codici Penale, Civile e di Procedura, il Nuovo Ordinamento
Penitenziario, non possono non essere colti nel loro significato di prima
risposta del Legislatore alla rilevanza dei problemi citati
A
questo punto però cominciano ad assumere rilevanza i problemi connessi ai
delicati rapporti di coesistenza e collaborazione tra Psicologo e Magistrato,
vale a dire tra Psicologia e Giustizia.
Innanzitutto
vi è una difficoltà di collaborazione giustificata da una progressiva
divaricazione delle conoscenze. Questo fatto è purtroppo in un certo modo
inevitabile nella misura in cui la Psicologia diventa una specifica branca
scientifica.
Vi sono
poi ancora persistenti luoghi comuni sia per quanto concerne la psicopatologia
sia per quanto concerne gli effetti del
disadattamento sociale. Questo non significa che il Giudice debba
acquisire “professionalità” psicologica, né tanto meno che lo Psicologo diventi
un uomo di Legge, quanto che venga creata una cultura psicologico-forense tale da costituire patrimonio comune e area
di incontro e di collaborazione.
Da
parte Istituzionale, vale a dire da parte delle Leggi dello Stato, questo sta
già in parte avvenendo, per lo meno in termini di fattiva collaborazione prevista
ad esempio in seno al Tribunale dei minori, della Sezione di Appello, del
Tribunale di Sorveglianza ecc. Tuttavia la strada da percorrere è ancora molto
lunga, soprattutto, dobbiamo ammetterlo, a motivo della inadeguatezza dei
contenuti professionali dello psicologo
Giuridico.
Se
è pur vero che vi è sempre stata una
certa diffidenza “di principio” da parte del Giudice nei confronti della
Psicologia, tuttavia è anche vero che la Psicologia, in particolare la
Psicologia clinica, ha sempre avuto difficoltà a proporsi come legittimata sul
piano scientifico. Ma questo sarebbe il meno,
se non fosse che lo Psicologo non ha raggiunto nel nostro Paese uno
“status” professionale adeguato,
soprattutto in termini di diversificazione delle specializzazioni. Questa
diffidenza o meglio questa scarsa fiducia da parte del Giudice è quindi per un
certo verso giustificata, in quanto la Psicologia giudiziaria è ancora un
settore affrontato certamente in modo frettoloso e approssimato.
E’ essenziale perciò, a nostro avviso,
che le competenze professionali dello Psicologo Giuridico includano tre tipi di esperienza:
1) Una approfondita conoscenza della
teoria dello sviluppo psicologico individuale sia normale che
patologico.
2) Una solida esperienza clinica ottenuta dopo un lungo periodo di pratica
clinica esperita non solo nel privato ma anche
in ambito istituzionale, per evitare che vengano escluse dall’esperienza
le patologie più gravi.
3) Una specifica conoscenza delle dinamiche di gruppo e
delle strutture familiari (Psicoterapia di gruppo e Psicoterapia della
Famiglia). Questa competenza è importante perché la conoscenza delle strutture
psichiche dell’individuo non è da sola sufficiente per comprendere le dinamiche
gruppali. E’ ormai accertato che il comportamento ed il funzionamento mentale
del soggetto in gruppo si differenzia sostanzialmente da quello posto in essere
nei rapporti individuali (vedi ad esempio la violenza negli stadi di calcio, i
vandalismi collettivi ecc.).
4) Una conoscenza non superficiale
delle leggi e delle procedure
giudiziarie (Conoscenza almeno del Diritto di Famiglia, delle Leggi sulla
tutela del minore, dell’Ordinamento Penitenziario e dei relativi rimandi al
Codice Penale e di Procedura Penale).
Questa non può ottenersi, salvo rari casi di doppia competenza, se non
attraverso una serie di seminari tenuti da Magistrati.
Le esperienze richieste sono così ampie e complesse
che difficilmente possono essere possedute da singoli Professionisti; ma richiedono quasi necessariamente un lavoro
di équipe. Ed è questo approccio interdisciplinare e multidisciplinare che lo
Studio può offrire.